Piazza Libertà, terminal bus pronto prima dell’estate
- 16 ago 2020
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Lavori in corso tra Silos e Sala Tripcovich: sarà la prima parte dell’intervento di riqualificazione dell’intera area. Poi toccherà a marciapiedi, verde, circolazione

Lo scaramantico Dipiazza temeva un po’ la “sindrome piazza Libertà”, al punto che la scorsa estate non voleva si sapesse la data d’inizio di un cantiere che è stato avviato con un considerevole ritardo di 14 anni. Poi finalmente il via dei lavori a fine settembre - a cura di un triestinissimo cartello formato da Riccesi, Mari&Mazzaroli, Rosso - ha rischiarato il cielo sopra lo sgarrupato slargo abitato da Sissi, dalla Stazione centrale, dal Silos non completato, dall’incerto fato di Sala Tripcovich, da palazzo Economo.
Il terminal bus (o hub) al servizio di Trieste Trasporti sarà la prima parte del progetto riqualificativo a essere completata, concorrendo in questo modo a formare una sorta di polo logistico dedicato ai viaggiatori, insieme a Centrale e alla stazione autopullman del Silos (a sua volta in attesa della rifinitura progettuale): Muggia, Cattinara, Roiano, Barcola, San Giusto, Università saranno raggiungibili dalle nuove pensiline di piazza Libertà.
Il Comune accompagna i lavori anche con provvedimenti che riguardano sosta e circolazione: il direttore dell’Urbanistica, Giulio Bernetti, ha firmato un’ordinanza, in scadenza il 3 maggio prossimo venturo, con la quale impone divieti di fermata e di transito, restringimenti di carreggiata, percorsi pedonali protetti sulla direttrice che interessa Piazza Libertà, corso Cavour, largo Città di Santos. Una scansione temporale su tre fasi distinte che impegnerà complessivamente un centinaio di giorni.
Per agevolare l’esecuzione delle opere, lo spazio attorno alla Tripcovich si è trasformato in cantiere, dove parcheggiare i mezzi cingolati, dove accumulare i materiali e l’inerte scavato. La sala, l’ex stazione delle autocorriere progettata negli anni ’30 da Giovanni Baldi e Umberto Nordio, ha abbandonato le velleità musicali per dedicarsi all’edilizia: carmina non dant panem. Oggi è difficilmente identificabile come luogo d’arte, tant’è che vi hanno persino appeso il cartello con le indicazioni di cantiere (rup, imprese, progettisti).



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